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La Matlena, Era il Marzo 1888 quando alle undici di sera alte fiamme si alzavano dalla Matellina: brucia per autocombustione. Più di 150 abitanti di Pometo, Caminata e le frazioni intorno vengono in aiuto per spegnere l'incendio, prendendo l'acqua dal Tidone e in fila indiana, secchio per secchio, e con tutte le loro forze spensero il rogo. Appena in tempo si salvò bestiame, covoni di grano e il fieno sciolto.
Nel 1913 Pieren (Pierino) mezzadro con le mani nei capelli per la disperazione urlava: "al fuoco, al fuoco …": è la Matellina che brucia di nuovo.
Nel maggio del 1924 venne inaugurata la diga del Molato, opera unica per la sua conformazione voluta da >Mussolini, creata per irrigare parte della pianura piacentina e nello stesso tempo fornire energia elettrica da distribuirsi fino alla lontana città di Torino.
Nel giorno dell'inaugurazione in presenza delle autorità provinciali e locali il Duce, entusiasta dell'opera, si pronuncio dicendo: "Questo è tutto latte, vedete!"
A quei tempi, è interessante sapere che esisteva la "guardia nonaria", una guardia che dava il coprifuoco a tutti i paesi della valle. Esisteva "la tessera" e tutto il cibo veniva razionato (al giorno veniva distribuito un etto e cinquanta grammi di pane a testa). Di notte con la fitta nebbia i contadini si mettevano in spalla la bricolla con del grano o del granoturco e scendevano di nascosto dalla "guardia nonaria" verso il mulino della Montà detto anche "Mulinino", ancora visibile oggi, per poter avere maggiore farina per il consumo famigliare.
Diversi anni dopo l'Ingegner Barelli, milanese e borghese, progettò il restauro della Matellina e diede incarico di responsabile lavori al geom. Lazzati di Zavattarello.
Siamo negli anni della seconda guerra mondiale (1941, '42, '43). Sassi e sabbia venivano estratti dal fiume Tidone e trasportati con i buoi fino alla cascina. I materiali edili (chiodi, cemento, ecc…) a causa della guerra erano praticamente introvabili, ma grazie alle conoscenze di cui vantava l'ing. Barelli, la Matellina fu ricostruita. Ci vollero circa 3 anni di lavoro con un impiego di 40 manovali, tra cui Remo Carrobbio in età giovane e una squadra di manovali bolognesi ingaggiati per la costruzione in mattoni a vista della stalla adibita al ricovero del bestiame.
Nel 1947 la famiglia Carrobbio viene ad abitare la Matellina. Con loro ci sono anche una vacca, due vitelli "reggianini" (dediti al lavoro della terra). Non c'è strada, né luce, né acqua in casa, ci si riscaldava esclusivamente con stufe a legna, le stanze venivano illuminate con lampade a petrolio . Si viveva di agricoltura.
In estate i campi venivano seminati per produrre grano e fieno, con l'aiuto dei buoi. Il contadino si alzava prima del sorgere del sole per andare a lavorare, si rientrava a casa in tarda serata. La fatica era tanta, gli uomini avevano bisogno di nutrirsi spesso e con cibi sostanziosi, la colazione consisteva in uova sode e cotechino consumati prima di recarsi sui colli, per pranzo una minestra , spesso portato dalle donne col bilancino, una sosta per riprendere le forze e verso le quattro del pomeriggio si continuavano i lavori nei campi non prima di aver fatto una merenda a base di salumi e formaggi. Le donna accudivano la casa, e gli animali da cortile. Si andava al mercato per conoscere i prezzi per poi vendere ai commercianti i frutti del duro lavoro.
Allora i cavalli servivano solamente per il trasportato delle merci, mentre sulle colline c'erano solo vacche e buoi necessarie al lavoro agricolo. Il Monte Bissolo era popolato da mucche, vitelli e manzette al pascolo, così facendo il fieno risparmiato nella stagione estiva veniva venduto ai commercianti.
L'inverno, il lavoro nei campi era fermo, i contadini facevano la legna, preparavano fascine e tronchi per riscaldare le case nella stagione fredda; ci si nutriva con cibi ricchi di grassi quali strutto condito con polenta e Robiolo da grattugiare e altri piatti che al giorno d'oggi sono diventati prodotti tipici della cucina piacentina.
La domenica era dedicata al riposo; Monsignor Mariani celebrò la Santa Messa per quarant' anni nella chiesa del comune di Caminata.
Il progresso ha portato innumerevoli innovazioni nella vita di tutti i giorni, l'agricoltura si è mano a mano trasformata con l'ausilio di tecnologie, nonostante ciò la campagna mantiene il suo ritmo e le sue tradizioni; la vita frenetica e stressata dell'uomo nelle città lo conducono sempre con maggior interesse a riscoprire la genuinità delle usanze della vita rustica.
A questo scopo nel 2003 un giovane con la propria famiglia decise di intraprendere l'esperienza di stare a contatto con la natura in un luogo dall'aria pura e dallo spirito genuino e portare avanti quelle "vecchie" tradizioni rendendole proprie; con questo spirito è nata l'azienda agrituristica La Matellina.
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